29 July 2025

LA PAROLA A..

LORENZO BERETTA, PRESIDENTE ASSICA – ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI DELLE CARNI E DEI SALUMI
  • È recente la pubblicazione dell’annuale Rapporto ASSICA: lo studio che presenta un quadro sullo scenario del settore attraverso un’analisi dettagliata dei dati economici del comparto. Uno strumento importante per l’associazione ma di valore anche per il comparto.

Esatto, il Rapporto annuale 2024 è stato presentato ufficialmente in occasione della scorsa Assemblea annuale di ASSICA di fine giugno tenutasi a Bruxelles. È una pubblicazione sulla quale l’associazione crede molto e nella quale investe energie e competenze, in quanto fotografa in modo dettagliato e autorevole lo stato dell’arte del comparto delle carni e dei salumi.

Il Rapporto rappresenta pertanto uno strumento indispensabile per tutte le imprese, istituzioni e stakeholder che desiderano approfondire i principali trend, i dati economici e gli scenari del settore. All’interno della pubblicazione – che ricordo è disponibile online sul sito di ASSICA – si trovano:

  • Analisi approfondite su produzione, consumi e commercio internazionale (import-export)
  • Aggiornamenti sugli aspetti normativi e sulle politiche settoriali
  • Una completa e dettagliata appendice statistica per consultare dati economici e di mercato
  • Vision e prospettive per il futuro del settore

Per favorire una maggiore fruibilità e accessibilità, abbiamo pensato di rendere disponibile, unitamente alla versione completa ed estesa, un formato abstract (in italiano e inglese), pensato per facilitare la consultazione anche a livello internazionale.

  • Nel Rapporto si legge che nel 2024 cresce la produzione e l’export, ma calano i consumi interni. Ci vuole presentare un quadro di insieme del comparto?

Nel corso del 2024, la produzione dei salumi ha registrato un incremento produttivo trainato principalmente dalla domanda estera. La produzione complessiva ha raggiunto 1,165 milioni di tonnellate, segnando una crescita dell’1,2% rispetto al 2023. In aumento anche il valore della produzione, salito a circa 9.463 milioni di euro (+3,2%). L’insieme delle produzioni del settore (comprese le lavorazioni dei grassi e delle carni bovine in scatola) ha presentato un fatturato di 9.787 milioni di euro, superiore (+3%) a quello del 2023 (9.498 milioni di euro).

Nonostante i buoni risultati produttivi, i consumi interni mostrano una contrazione. La disponibilità totale al consumo nazionale è scesa a 984.000 tonnellate (-1,3%). Il consumo apparente pro-capite di salumi si è ridotto a 16,5 kg (-1,3%), mentre quello complessivo di salumi e carne suina fresca è calato a 27,6 kg (-1,8%).
I consumi di prosciutto crudo stagionato sono scesi a 206.400 tonnellate (-2,8%) e quelli di prosciutto cotto a 276.200 ton (-0,7%). In calo anche salame, mortadella e wurstel, mentre crescono i consumi di bresaola (+6,2%).

La struttura dei consumi interni nel 2024 vede al primo posto il prosciutto cotto con il 28,1% del totale, seguito da prosciutto crudo (21%), mortadella e wurstel (19,7%), salame (8,5%) e bresaola (2,5%). Gli altri salumi rappresentano il restante 20,2%.

I dati del 2024 evidenziano pertanto una dinamica positiva sul fronte produttivo e dell’export, ma al tempo stesso pongono l’accento su un calo dei consumi interni che non possiamo sottovalutare. L’industria dei salumi conferma la propria capacità di competere sui mercati internazionali, ma occorre riflettere sui cambiamenti nelle abitudini alimentari dei consumatori italiani, promuovendo al contempo una comunicazione più incisiva sulla qualità, la sicurezza e il valore culturale dei nostri prodotti. Tuttavia, non possiamo dimenticare che sui consumi pesa anche la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Le famiglie italiane hanno visto i loro consumi mutare profondamente dal COVID-19, con l’inflazione che ha drasticamente ridotto la loro capacità d’acquisto nel biennio 2022-2023. Inoltre, sebbene il 2024 abbia mostrato alcuni segnali di cauto miglioramento sul fronte dell’inflazione e anche dei prezzi di alcune materie prime, i costi di produzione nel nostro settore sono rimasti elevati, rendendo difficile competere sul mercato interno. I conflitti in Medio Oriente rappresentano una grave preoccupazione per il nostro settore. Uno shock simile a quello generato della guerra in Ucraina, con la conseguente impennata dei prezzi energetici, già tra i più alti d’Europa, e dell’inflazione sarebbe difficilmente assorbito dalle famiglie italiane. Auspichiamo fortemente che questi scenari non si concretizzino e che vengano introdotte tutte le risorse per sostenere la nostra economia e il nostro settore.

  • Entrando nel dettaglio delle categorie, quali salumi hanno performato meglio in termini di produzione?

Tra i prodotti leader, il prosciutto crudo stagionato ha mostrato una netta ripresa con 271.700 tonnellate prodotte (+1,9%) e un valore di 2.521 milioni di euro (+5%). Anche il prosciutto cotto ha registrato una leggera crescita sia in volume (295.000 ton, +0,8%) che in valore (2.316 milioni di euro, +1,6%).

Nel complesso, prosciutti crudi e cotti rappresentano il 48,6% della produzione totale in quantità e il 51,1% in valore.

Positivi anche i dati per mortadella (180.000 ton, +1,8%; 895,1 mln €, +3,3%) e salame (130.400 ton, +2,8%; 1.334 mln €, +5,3%), spinti soprattutto dall’export. Significativo incremento anche per lo speck (+5% in volume e +5,7% in valore). Dopo due anni difficili, ha registrato una ripresa la bresaola, con un +5,9% in volume e un +2,8% in valore. In controtendenza, invece, wurstel (-2,8% in quantità e -2,3% in valore), coppa (-3,5% in quantità) e pancetta (-1,7% in quantità, ma in lieve crescita in valore).

 

  • Ha accennato prima all’importante crescita nel 2024 per l’export salumi che ha visto superare i 2,3 miliardi di euro. Un segnale positivo sulla solidità e competitività del settore. Quali sono le aspettative e le sfide per il futuro?

Il comparto delle carni suine e dei salumi italiani ha raggiunto nel 2024 un nuovo traguardo storico: secondo i dati ISTAT preliminari, le esportazioni hanno superato i 2.378 milioni di euro, con un incremento del +9,5% in valore e del +12,9% in quantità, per un totale di 229.888 tonnellate spedite all’estero. Un risultato straordinario ottenuto nonostante le difficoltà legate alla Peste Suina Africana (PSA), alle restrizioni sanitarie e al contesto geopolitico complesso.

La crescita ha riguardato tutte le principali categorie merceologiche con risultati particolarmente brillanti per i salami, la mortadella e i prosciutti crudi stagionati.

Il settore dei salumi si conferma tra i più dinamici dell’agroalimentare nazionale, con una crescita in valore superiore a quella dell’industria alimentare nel suo complesso (+8,6%), in netta controtendenza rispetto al calo generale dell’export italiano (-0,4%). Il saldo commerciale del settore ha raggiunto 2.064,8 milioni di euro, segnando un +10,1% rispetto al 2023.

Nel 2024, le esportazioni di salumi italiani verso i Paesi dell’Unione Europea hanno registrato una crescita significativa con un +13,3% in quantità per un totale di 163.881 ton e un +7,3% in valore per 1.586,6 milioni di euro rispetto al 2023. I partner comunitari rappresentano il 71% del mercato dei nostri salumi in quantità e il 67% in valore. All’interno dell’UE, le spedizioni verso la Francia hanno registrato un importante aumento, soprattutto in termini di volumi: +14,6% per 43.327 ton e +5,4% per 421,9 milioni di €.

Il Paese si è confermato il primo mercato di destinazione per i nostri salumi in volume, divenendo il principale partner commerciale anche in valore. Le spedizioni verso la Germania, secondo mercato di riferimento, hanno chiuso l’anno in aumento: +2,0% in quantità per un totale di 36.756 ton e +1,4% in valore, per un fatturato di 412,3 milioni di euro. Molto positivi gli invii verso il Belgio che hanno evidenziato una crescita a doppia cifra sia in quantità (+18,5% per un totale di 11.348 ton) sia in valore (+10,1% per un fatturato di 130,1 milioni di euro). In aumento sono risultate anche le spedizioni verso l’Austria: +5,0% per 8.367 ton e +9,0% per circa 90,6 milioni di euro e hanno chiuso con un’importante crescita gli invii verso la Spagna, saliti a 9.019 ton dalle 7.459 ton del 2023 (+20,9%) per un valore di 58,6 milioni di euro (+15,6%).

Nel 2024, le esportazioni di salumi italiani verso i Paesi terzi hanno raggiunto quota 66.007 tonnellate per un valore di 791,5 milioni di euro, segnando una crescita dell’11,9% in quantità e del 14,2% in valore.

A trainare il risultato sono stati in particolare gli Stati Uniti con arrivi di salumi italiani per 20.188 tonnellate (+19,9%) per 265,1 milioni di euro (+20,4%).

Crescita a doppia cifra anche per il Canada (+14,0% in volume e +20,5% in valore), nonostante le restrizioni sanitarie. Andamento positivo nel Regno Unito (+6,1% in quantità e +9,9% in valore) e in Svizzera (+3,7% e +4,8%). Tra i mercati emergenti, spiccano gli aumenti in Brasile (+21,3% e +29,4%).

Il 2024 si è chiuso con risultati eccellenti per l’export dei salumi italiani che confermano la competitività e la resilienza del comparto anche in un contesto estremamente sfidante. Le nostre imprese hanno saputo reagire con prontezza, puntando sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti, rafforzando la propria presenza sui mercati tradizionali e aprendo nuove opportunità nei Paesi terzi.

Il successo dell’export, però, non deve farci perdere di vista il quadro complessivo che si presenta sempre più complesso. La Peste Suina Africana è ancora presente sul nostro territorio e rappresenta una sfida impegnativa e costante, a cui si aggiunge la nuova minaccia dell’Afta Epizootica. Inoltre, costi elevati di produzione continuano a pesare sui nostri bilanci.

A queste sfide si aggiungono le crescenti incertezze geopolitiche. Non possiamo ignorare gli effetti delle recenti politiche dell’amministrazione americana che, tra dazi e svalutazioni, stanno ridisegnando lo scenario commerciale, rendendo più difficile esportare verso gli USA, che ricordiamo rappresentano il terzo mercato per le nostre produzioni, dopo Francia e Germania, nonché quello cresciuto più rapidamente negli ultimi anni. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate alla guerra in corso, che incide sulla stabilità dei mercati globali, sui costi di trasporto e sulla disponibilità di alcune materie prime, creando ulteriori ostacoli per le nostre esportazioni e rendendo più complessa la pianificazione strategica.

Riteniamo dunque fondamentale un dialogo continuo e proattivo con le istituzioni italiane ed europee per mettere in atto strategie di supporto alle aziende del settore e tutelare la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali. Auspichiamo, inoltre, il ritorno alle vie diplomatiche per scongiurare un ulteriore deterioramento della situazione. Un altro shock, come quello determinato dal conflitto fra Russia e Ucraina, anche peggiore, rischierebbe seriamente di cancellare molte delle aziende che costituiscono il nostro settore e avrebbe un costo sociale insostenibile.

 

 

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