{"id":5340,"date":"2024-10-30T08:49:46","date_gmt":"2024-10-30T07:49:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.isitsalumi.it\/?p=5340"},"modified":"2024-10-31T09:00:58","modified_gmt":"2024-10-31T08:00:58","slug":"valutazione-commissione-europea-su-registrazione-di-una-ig-i-principi-della-corte-di-giustizia-nel-caso-ile-de-beaute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/salumitalia.it\/de\/news\/valutazione-commissione-europea-su-registrazione-di-una-ig-i-principi-della-corte-di-giustizia-nel-caso-ile-de-beaute\/","title":{"rendered":"VALUTAZIONE COMMISSIONE EUROPEA SU REGISTRAZIONE DI UNA IG: I PRINCIPI DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NEL CASO \u00ab\u00ceLE DE BEAUT\u00c9\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Nel <a href=\"https:\/\/salumitalia.it\/news\/valutazione-della-commissione-europea-su-registrazione-di-una-ig-e-rapporto-con-la-pronuncia-di-un-organo-giurisdizionale-statale\/\">numero 1\/2023<\/a> della newsletter\u00a0si era approfondita l\u2019importante pronuncia <strong>Tribunale UE 12 luglio 2023, in causa T-34\/22<\/strong>, relativamente alla richiesta, da parte del Cunsorziu di i Salamaghji Corsi \u2013 Consortium des Charcutiers Corses, di registrazione dei nomi \u00ab<strong>Jambon sec de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9<\/strong>\u00bb, \u00ab<strong>Lonzo de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9<\/strong>\u00bb e \u00ab<strong>Coppa de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9<\/strong>\u00bb come Indicazioni geografiche protette.<\/p>\n<p>In breve ricordiamo i fatti di causa al fine di ricostruire il quadro su cui la Corte di Giustizia \u00e8 stata chiamata a pronunciarsi:<\/p>\n<ul>\n<li><u>Nel maggio 2014<\/u>, le denominazioni \u00ab<strong>Jambon sec de Corse\u00bb\/\u00abJambon sec de Corse \u2013 Prisuttu<\/strong>\u00bb, \u00ab<strong>Lonzo de Corse\u00bb\/\u00abLonzo de Corse \u2013 Lonzu<\/strong>\u00bb e \u00ab<strong>Coppa de Corse\u00bb\/\u00abCoppa de Corse \u2013 Coppa di Corsica<\/strong>\u00bb vengono registrate come denominazioni di origine protetta, rispettivamente con i regolamenti di esecuzione (UE) della Commissione n. 581, 580 e 582 del 28 maggio 2014<\/li>\n<li><u>Nel dicembre 2015<\/u>, il Cunsorziu di i Salamaghji Corsi \u2013 Consortium des Charcutiers Corses presenta alle autorit\u00e0 nazionali francesi <strong>sette richieste di registrazione<\/strong> come indicazioni geografiche protette dei nomi \u00abJambon sec de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb, \u00abLonzo de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb, \u00abCoppa de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb, \u00abSaucisson sec de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb, \u00abPancetta de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb, \u00abFigatelli de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb e \u00abBulagna de l\u2019I\u0302le de Beaute\u0301\u00bb<\/li>\n<li><u>Nell\u2019aprile 2018<\/u>, il ministro dell\u2019agricoltura e dell\u2019alimentazione e il ministro dell\u2019economia e delle finanze adottano i <strong>decreti di omologazione<\/strong> dei sette disciplinari di produzione, ai fini della loro trasmissione, avvenuta nell\u2019<u>agosto 2018<\/u>, alla Commissione europea per la registrazione come indicazioni geografiche protette<\/li>\n<li><u>Nel giugno 2018<\/u>, le Syndicat de d\u00e9fense et de promotion des charcuteries corses \u00abSalameria Corsa\u00bb, titolare dei disciplinari delle DOP \u00abJambon sec de Corse <strong>\u2013 <\/strong>Prisuttu\u00bb, \u00abLonzo de Corse <strong>\u2013 <\/strong>Lonzu\u00bb e \u00abCoppa de Corse <strong>\u2013 <\/strong>Coppa di Corsica\u00bb, <strong>chiede al Consiglio di Stato francese l\u2019annullamento dei decreti di omologazione<\/strong> dei disciplinari delle produzioni \u00abJambon sec de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb, \u00abLonzo de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb e \u00abCoppa de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb.<\/li>\n<li><u>Nel dicembre 2019 <\/u>e <u>nel febbraio 2020<\/u>, il <strong>Consiglio di Stato francese rigetta i ricorsi<\/strong> aventi a oggetto l\u2019annullamento dei decreti di omologazione dei suddetti disciplinari \u00abJambon sec de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb, \u00abLonzo de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb e \u00abCoppa de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb<\/li>\n<li><u>Nell\u2019ottobre 2021<\/u>, la <strong>Commissione europea<\/strong>, dopo aver trasmesso nel 2019 e nel 2020 richieste di chiarimenti alle Autorit\u00e0 francesi, <strong>respinge le domande di protezione<\/strong> come indicazioni geografiche dei nomi \u00abJambon sec de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb, \u00abLonzo de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb e \u00abCoppa de l\u2019\u00cele de Beaut\u00e9\u00bb<\/li>\n<li><u>Nel luglio 2023,<\/u> a seguito del ricorso di annullamento della decisione della Commissione proposto dal Cunsorziu di i Salamaghji Corsi \u2013 Consortium des Charcutiers Corses e dalle aziende interessate, il <strong>Tribunale dell\u2019Unione europea rigetta la domanda di annullamento<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>A fronte del ricorso proposto dai soccombenti, la Corte di Giustizia, nel confermare le argomentazioni del Tribunale UE, ha stabilito principi di notevole importanza, i quali, bench\u00e9 fondati sul passato regolamento (UE) 1151\/2012, costituiscono argomentazioni di rilievo anche nel contesto normativo ora disegnato dal regolamento (UE) 2024\/1143.<\/p>\n<p><strong>I motivi di ricorso<\/strong><\/p>\n<p>A sostegno della loro impugnazione, i ricorrenti deducono quattro motivi:<\/p>\n<ol>\n<li>Il <strong>primo motivo<\/strong> verte sulla violazione degli articoli 7 e 13 del regolamento n. 1151\/2012, in quanto il Tribunale avrebbe consentito alla Commissione di respingere una domanda di registrazione sulla base dell\u2019<strong>articolo 13 <\/strong>del regolamento stesso. Il Tribunale avrebbe erroneamente dichiarato che la Commissione e\u0300 competente a verificare l\u2019esistenza di una violazione della protezione dei nomi registrati contro qualsiasi evocazione prevista all\u2019articolo 13, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1151\/2012, sebbene l\u2019articolo 13, paragrafo 3, di tale regolamento riservi tale competenza agli Stati membri. Cos\u00ec statuendo, il Tribunale avrebbe ampliato il numero delle <strong>condizioni di ammissibilit\u00e0<\/strong> alla registrazione previsti all\u2019articolo 7 di detto regolamento, includendovi erroneamente l\u2019esame del requisito di cui all\u2019articolo 13, paragrafo 1, lettera b), del medesimo regolamento, vale a dire che il nome di cui e\u0300 chiesta la registrazione come IGP non violi la protezione contro l\u2019evocazione. Inoltre, il Tribunale si sarebbe limitato a confermare l\u2019erronea affermazione della Commissione, secondo cui l\u2019utilizzo nel commercio dei nomi oggetto delle domande di registrazione era illegittimo, sebbene tale istituzione non disponesse degli elementi che le consentono di valutare le condizioni in cui sono commercializzati i prodotti interessati da tali nomi. L\u2019errore di diritto cosi\u0300 commesso dal Tribunale porterebbe inoltre a vietare qualsiasi coesistenza tra una DOP e una IGP.<\/li>\n<li>Il <strong>secondo motivo<\/strong> verte sulla violazione degli articoli 49, 50 e 52 del regolamento, in quanto il Tribunale avrebbe autorizzato la Commissione a eccedere i <strong>limiti delle proprie competenze<\/strong>. La competenza della Commissione sarebbe limitata a verificare che le autorit\u00e0 nazionali abbiano trasmesso fascicoli completi senza commettere errori manifesti di valutazione in ordine alle condizioni di ammissibilit\u00e0 dei nomi che sono oggetto di tali domande. Secondo i ricorrenti, <strong>non spetterebbe alla Commissione sostituire la propria valutazione a quella delle autorit\u00e0 nazionali<\/strong>, a maggior ragione qualora il motivo di diniego invocato da tale istituzione sia gi\u00e0 stato respinto da un giudice nazionale in forza di una decisione passata in giudicato<\/li>\n<li>Il <strong>terzo motivo<\/strong> verte sulla violazione dell\u2019articolo 50 del medesimo regolamento, nonch\u00e9 del principio generale di buona amministrazione, in quanto il Tribunale ha statuito che la Commissione non era tenuta a prendere in considerazione le <strong>valutazioni delle autorit\u00e0 e dei giudici nazionali<\/strong><\/li>\n<li>Il <strong>quarto motivo<\/strong> verte sulla violazione degli articoli 7 e 13 del regolamento e sull\u2019obbligo di motivazione delle sentenze. Il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto nel dichiarare che una <strong>sinonimia<\/strong> tra due denominazioni comporta necessariamente un\u2019evocazione ai sensi dell\u2019articolo 13, paragrafo 1, lettera b) del regolamento. In tal senso, la sinonimia delle denominazioni non sarebbe di per se\u0301 sufficiente a comportare un <strong>rischio di evocazione<\/strong>, dato che una siffatta constatazione sarebbe possibile solo sulla base di una valutazione globale dei fatti risultanti dal fascicolo. Inoltre, il Tribunale avrebbe erroneamente accolto la valutazione della Commissione secondo cui solo un pubblico particolarmente accorto conoscerebbe le differenze qualitative tra i prodotti i cui nomi sono protetti come DOP e quelli i cui nomi sono oggetto di una domanda di registrazione come IGP; infatti, la <strong>differenza di prezzo<\/strong> tra i prodotti interessati consentirebbe ai consumatori di distinguerli.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Gli approdi della Corte di Giustizia<\/strong><\/p>\n<p><u>Sul motivo <em>sub 2<\/em><\/u>, ritenuto prioritario da parte della Corte nella trattazione delle doglianze, la sentenza stabilisce come, nell\u2019ambito della <strong>ripartizione delle competenze fra autorit\u00e0 nazionali e Commissione europea<\/strong>, tanto la formulazione dell\u2019<strong>articolo 49, paragrafo 2 <\/strong>quanto quella dell\u2019<strong>articolo 50, paragrafo 1 <\/strong>del regolamento prevedono che si debba procedere all\u2019esame delle domande di registrazione sia da parte delle autorit\u00e0 nazionali quanto da parte della Commissione, con <strong>\u00abmezzi appropriati\u00bb<\/strong>, di cui la normativa non definisce la nozione. Pertanto, secondo la Corte, viene lasciato alla Commissione il compito di valutare la natura e la portata di tali mezzi, cosicch\u00e9 i ricorrenti non possono sostenere che l\u2019esame effettuato dalle autorit\u00e0 nazionali, ai sensi dell\u2019articolo 49, paragrafo 2 del regolamento, sia vincolante per la Commissione.<\/p>\n<p>Lo stesso articolo 50, paragrafo 1 precisa che la Commissione esamina se le domande di registrazione siano giustificate e se soddisfino le condizioni previste da regolamento stesso: da tale disposizione non risulta, secondo la sentenza della Corte, che l\u2019esame delle condizioni di registrazione a opera della Commissione sia limitato, in qualsiasi modo, dall\u2019esame iniziale condotto dalle autorit\u00e0 nazionali. Il Tribunale ha quindi <strong>legittimamente stabilito che la Commissione non e\u0300 vincolata dalla valutazione delle autorit\u00e0 nazionali<\/strong> e che la stessa dispone, per quanto riguarda la sua decisione di registrare un nome come IGP, di un margine di <strong>valutazione autonoma<\/strong>.<\/p>\n<p>Tale potere autonomo di valutazione della Commissione e\u0300 corroborato, da un lato, dalla lettura del <strong>considerando 19 del regolamento<\/strong>, il quale enuncia che la garanzia del rispetto uniforme nell\u2019intera Unione dei diritti di propriet\u00e0 intellettuale connessi ai nomi protetti nell\u2019Unione e\u0300 una priorit\u00e0 che pu\u00f2 essere conseguita pi\u00f9 efficacemente a livello di Unione. Invero, la <strong>Commissione<\/strong> e\u0300 investita, nell\u2019ambito della realizzazione di tale obiettivo, del potere di garantire l\u2019<strong>applicazione uniforme delle condizioni di registrazione, <\/strong>di modo che, in mancanza di un potere autonomo di decisione al riguardo, tale istituzione non sarebbe in grado di impedire che tali condizioni di registrazione ricevano un\u2019applicazione differenziata all\u2019interno degli Stati membri.<\/p>\n<p>D\u2019altro lato, il <strong>considerando 58<\/strong> del regolamento precisa che le domande sono esaminate dalle autorit\u00e0 nazionali, nel rispetto di disposizioni comuni minime comprendenti una procedura nazionale di opposizione. Secondo questo stesso considerando, la Commissione procede successivamente \u00aball\u2019esame delle domande per assicurarsi che esse non contengano errori manifesti e per garantire che sia tenuto conto del diritto dell\u2019Unione e degli interessi dei soggetti interessati al di fuori dello Stato membro di presentazione della domanda\u00bb.<\/p>\n<p>Orbene, se l\u2019esame delle domande di registrazione a opera della Commissione dovesse essere limitato, come sostengono i ricorrenti, alla verifica della completezza dei fascicoli e dell\u2019assenza di errori manifesti, <strong>tale istituzione non sarebbe in grado di procedere all\u2019\u00abesame\u00bb previsto dal considerando 58<\/strong> del regolamento n. 1151\/2012. Nell\u2019ambito di tale esame, non si pu\u00f2 impedire alla Commissione di verificare la conformita\u0300 di tale domanda alle condizioni di registrazione stabilite da detto regolamento, come richiesto dall\u2019articolo 50, paragrafo 1, del medesimo. Ci\u00f2 e\u0300 corroborato dall\u2019importanza che i termini di tale considerando attribuiscono al rispetto, sia da parte della domanda di registrazione sia da parte delle autorit\u00e0 nazionali, delle condizioni comuni minime risultanti, in particolare, da detto regolamento.<\/p>\n<p>La Corte inoltre rileva che, in forza del considerando 61, la Commissione dovrebbe essere <strong>responsabile dell\u2019adozione delle decisioni relative alla registrazione<\/strong>: tale responsabilit\u00e0 finale pu\u00f2 essere assunta solo a condizione di poter esercitare un potere autonomo di valutazione, senza essere vincolata dalle valutazioni effettuate dalle autorit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>Pertanto, sul motivo <em>sub 2<\/em>, la Corte stabilisce come sia stato <strong>corretto il percorso argomentativo del Tribunale UE<\/strong> in quanto la <strong>Commissione non avrebbe oltrepassato i limiti della sua competenza<\/strong> nel verificare, in applicazione dell\u2019articolo 50 del regolamento n. 1151\/2012, se le condizioni per la registrazione di un nome fossero soddisfatte, <strong>non essendo vincolata alla decisione di un organo giurisdizionale nazionale passata in giudicato<\/strong>.<\/p>\n<p><u>Sul motivo <em>sub 1<\/em><\/u>, per la Corte \u00e8 vero che l\u2019<strong>articolo 13, paragrafo 3<\/strong> del regolamento precisa che gli Stati membri prevengono e fanno cessare l\u2019uso di nomi che evocano un nome registrato come DOP o IGP, prodotti o commercializzati nel loro territorio: accertamento condotto mediante una valutazione globale delle autorit\u00e0 nazionali che comprende l\u2019insieme degli elementi rilevanti della causa (in tali termini la sentenza del 9 settembre 2021, <em>Comite\u0301 Interprofessionnel du Vin de Champagne<\/em>, C-783\/19, EU:C:2021:713, punto 60). Tuttavia, come ricordato dal Tribunale al punto 42 della sentenza impugnata, l\u2019articolo 50, paragrafo 1, del regolamento n. 1151\/2012 esige che la Commissione esamini se la domanda di registrazione soddisfi le condizioni di tale regolamento.<\/p>\n<p>Orbene, dal momento che un nome evocativo di un nome gi\u00e0 registrato non e\u0300 conforme all\u2019articolo 13, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1151\/2012, esso non pu\u00f2 beneficiare della protezione prevista da detto regolamento. Infatti, il requisito derivante dall\u2019articolo 7, paragrafo 1, lettera a), e dall\u2019articolo 8, paragrafo 1, lettera b), di tale regolamento, secondo il quale, per essere ammissibile alla registrazione, il nome deve essere menzionato nel disciplinare contenuto in tale domanda quale \u00abutilizzat[o] nel commercio o nel linguaggio comune\u00bb, implica necessariamente un utilizzo che esuli da qualsiasi violazione delle disposizioni del regolamento stesso.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019articolo 6, paragrafo 3, del regolamento n. 1151\/2012 prevede espressamente che un nome proposto per la registrazione che sia in tutto o in parte omonimo di un nome gi\u00e0 iscritto nel registro stabilito a norma dell\u2019articolo 11 del regolamento in parola non possa essere registrato, a meno che nella pratica sussista una differenziazione sufficiente tra le condizioni d\u2019impiego e di presentazione locali e tradizionali del nome omonimo registrato successivamente e quelle del nome gi\u00e0 iscritto nel registro. In base a tale disposizione, il rispetto della protezione concessa a un nome precedentemente registrato figura tra le condizioni di registrazione che la Commissione e\u0300 tenuta a verificare ai sensi dell\u2019articolo 50, paragrafo 1, del regolamento medesimo.<\/p>\n<p>Pertanto, prima di adottare una decisione di registrazione, la <strong>Commissione e\u0300 tenuta a verificare che il nome di cui si chiede la registrazione non pregiudichi la protezione di cui beneficia, in tutta l\u2019Unione, un altro nome gi\u00e0 registrato<\/strong>. Pertanto, per la Corte, correttamente ha stabilito il Tribunale UE nel 2023 nell\u2019affermare che spettava alla Commissione verificare che l\u2019utilizzo dei nomi candidati alla registrazione non violasse la protezione contro l\u2019evocazione prevista all\u2019articolo 13, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1151\/2012 di cui beneficia un nome registrato come DOP.<\/p>\n<p>Tale conclusione non e\u0300 smentita dall\u2019argomento dei ricorrenti secondo cui tale valutazione del Tribunale equivarrebbe a mettere in discussione il <strong>principio di una coesistenza tra un nome registrato come DOP e un nome registrato come IGP in quanto pu\u00f2 sussistere un rischio di evocazione indipendentemente dal regime di cui beneficiano i nomi gi\u00e0 registrati e quello per il quale i nomi sono candidati alla registrazione.<\/strong> E\u0300 infatti pacifico che la nozione di \u00abevocazione\u00bb si riferisce all\u2019ipotesi in cui il termine utilizzato per designare un prodotto incorpori una parte di una denominazione protetta, di modo che il consumatore, in presenza del nome del prodotto, sia indotto ad aver in mente, come immagine di riferimento, la merce che fruisce della denominazione stessa (sentenza del 9 settembre 2021, <em>Comite\u0301 Interprofessionnel du Vin de Champagne<\/em>, C-783\/19, EU:C:2021:713, punto 55).<\/p>\n<p><u>Sul motivo <em>sub 3<\/em><\/u>, i ricorrenti contestano le valutazioni attinenti al rischio di evocazione effettuate dal Tribunale. Per la Corte, tuttavia, tali <strong>valutazioni di natura fattuale<\/strong> non possono essere messe in discussione in sede di impugnazione.<\/p>\n<p><u>Sul motivo <em>sub 4<\/em><\/u>, il <strong>rischio di evocazione<\/strong> si configura quando l\u2019uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un <strong>nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP<\/strong>. Fra gli <strong>elementi<\/strong> rilevanti: l\u2019incorporazione parziale della denominazione protetta, l\u2019affinit\u00e0 fonetica e visiva tra le due denominazioni e la somiglianza che ne deriva, e anche in assenza di tali elementi, la vicinanza concettuale tra la DOP e la denominazione di cui trattasi o ancora una somiglianza tra i prodotti protetti da tale medesima DOP e i prodotti o servizi contrassegnati da tale medesima denominazione. Nell\u2019ambito della valutazione effettuata dalla Commissione, occorre che essa tenga conto dell\u2019<strong>insieme degli elementi pertinenti <\/strong>che caratterizzano l\u2019uso della denominazione di cui trattasi (sentenza del 9 settembre 2021, <em>Comite\u0301 Interprofessionnel du Vin de Champagne<\/em>, C-783\/19, EU:C:2021:713, punto 66). E tra questi, secondo la Corte, il Tribunale ha correttamente stabilito che la <strong>differenza di prezzo tra i prodotti protetti come DOP e i prodotti per i quali e\u0300 chiesta la registrazione di un nome quale IGP non e\u0300 di per se\u0301 determinante per escludere l\u2019evocazione<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel numero 1\/2023 della newsletter\u00a0si era approfondita l\u2019importante pronuncia Tribunale UE 12 luglio 2023, in causa T-34\/22, relativamente alla richiesta, da parte del Cunsorziu di i Salamaghji Corsi \u2013 Consortium [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":5341,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-5340","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.8.1 - 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